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domenica 27 settembre 2015

GUNDAMODELLISMO HG F91 Gundam F91 - review Gunpla - a cura di Frost

Ciao a tutti e bentornati finalmente alla rubrica delle recensioni. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall’ultima review, ormai l’estate è finalmente finita, così come la sessione d’esami, e finalmente il vostro caro Frost può smettere di nascondersi nel suo antro oscuro. In realtà questa recensione sarebbe dovuta uscire a luglio, ma il computer è stato simpatico ed ha deciso di perdere rovinosamente tutti i dati mentre ero in vacanza. Eccoci quindi, dopo una formattazione e svariati libri di diritto più tardi, a pronunciarci sull’amato argomento dei miei giocattoli per adulti preferiti.


In questo anno passato insieme abbiamo osservato fondamentalmente kit basati su mecha dell’Early Universal Century, che di per se sono anche quelli generalmente più facili da reperire, con qualche sprazzo di After War Era. Oggi però cambiamo target concentrandoci su di una piccola chicca (in tutti i sensi) fuoriuscita da uno dei film di Gundam che preferisco, Mobile Suit Gundam F91.


All’interno della timeline UC, l’opera si piazza verso la parte finale di questa, e ci propone una storia nuova, incredibilmente priva della classica diatriba tra Federazione Terrestre e Principato di Zeon/Neo Zeon. Questa volta alla Federazione (relativamente assente, tra l’altro) si contrappone la Crossbone Vanguard, la forza militare privata della famiglia Ronah, la cui visione del mondo si manifesta nel tentativo di instaurare un sistema di governo mondiale fondato sull’aristocrazia, nonché nella gestione del problema di sovrappopolazione, tramite lo sterminio di massa. Insomma, un mix tra la Regina d’Inghilterra ed i cattivi di James Bond (anche perché provate a scontrarvi con uno che si chiama Iron Mask Carozzo e non farci nemmeno un pensiero). Purtroppo il film ha delle tempistiche che si sentono strane e forzate, in quanto inizialmente questo concept sarebbe dovuto essere sviluppato in una serie vera e propria, con tutto quello che ne deriva (come esempio, provate ad immaginare Breaking bad riassunto in un solo film), ma nonostante tutto è estremamente piacevole da vedere.
Ma io non sono qua per recensire un film, quindi buttiamoci subito sul pezzo, e andiamo a capire perché volete comprare il kit del Gundam F91.


Punto primo, questo modello è solido. Si, mi è già capitato in passato di lodare questa caratteristica per altri kit, ma nel caso del Gundam F91, a momenti si raggiunge il livello action figure.


Punto secondo, le articolazioni. Le braccia hanno un range di movimento di quasi 180° di flessione e grazie ad un concept di assemblaggio diverso rispetto al solito, un estensione verticale pressoché completa. Le gambe, dotate di doppio joint (come le braccia in fin dei conti) permettono una piega di poco superiore ai 90°, ma che balza all’occhio come molto naturale. Bacino, anca e testa invece seguono i dettami ormai standard. Particolare menzione va data ai piedi, che riescono ad offrire una superficie piatta d’appoggio, anche nelle pose con gambe ridicolmente dilatate.


Punto terzo, il design. Come credo si noti dalle foto, questo kit non è il solito Gundam. Ok, i colori sono effettivamente quelli d’ordinanza, o comunque qualcosa che vi si avvicina molto, ma già la linea del busto dovrebbe far intuire che qualcosa non segue la norma. Come dicevo prima, infatti l’assemblaggio di questo kit presenta degli elementi di novità, rispetto a ciò che ormai siamo abituati a vedere, un esempio su tutti è rappresentato dall’articolazione della spalla, dove il poli-cap, invece di essere inserito, come di regola, nel petto, viene questa volta incorporato dallo spallaccio, mentre il maschio della giuntura si trova nel petto. Insomma, il processo di costruzione porta un po’ di aria fresca.


Punto quarto, la separazione dei colori. Partiamo dal presupposto, che generalmente non apprezzo l’eccessiva presenza di stickers in un Gunpla, visto che il risultato non rende quasi mai giustizia al modello. Tuttavia, quando l’utilizzo è inevitabile, ma viene ragionato bene, alla fine ci si ritrova tra le mani un modello come il Gundam F91. Per intenderci, inizialmente ero scettico di come sarebbero apparsi i due VSBR, contando che il guscio esterno è integralmente bianco e la parte in blu notte è un adesivo. Poi mi sono detto di provare a vederlo coi miei occhi, tanto non sarebbe certo stata una modifica permanente, avrei sempre potuto rimuoverli e dipingere. Beh, non li ho più toccati. Tutti gli altri sticker invece sono semplici dettagli, piccolezze che aggiungono un po’ di colore ad un kit altrimenti molto blando, ma che non pesano affatto esteticamente, anzi, finiscono per valorizzarlo ulteriormente.


Punto quinto, gli accessori. Tenendo conto che i VSBR (acronimo che sta per Variable Speed Beam Rifle) sono permanentemente montati sul Gundam, abbiamo un dettagliatissimo beam rifle che fa il paro con un altrettanto dettagliato bazooka (che al limite meriterebbe qualche tocco di colore) due Beam Saber ENORMI per un HG di queste dimensioni (e purtroppo anche l'unico punto dolente dell'intero armamentario, essendo effettivamente tanto lasche, quanto sono solide le altre armi), e la chicca del late Universal Century, il Beam Shield, dall’aspetto assolutamente spettacolare. Ok, non è tantissimo, ma la cura riposta in tutti questi pezzi di armamentario vale molto più di una tonnellata di armi.


Punto extra, la “trasformazione”. Il Gundam F91 ha una peculiarità, la velocità (ora, evitando spoileroni, vi basti sapere che la F di F91 sta per Formula), il design stesso richiama il concetto di velocità, ma al contempo quello di surriscaldamento (andiamo il petto è un enorme radiatore), andando quindi ad evidenziare il problema della dissipazione del calore. Ecco quindi che dagli spallacci possono fuoriuscire degli ulteriori radiatori (in realtà fuoriescono nel film, qua bisogna sostituire i due pezzi) e che la maschera facciale si apre (come prima, solo nel film, qua bisogna cambiare la testa) per fare cose che in realtà non sono molto ben spiegate nel film, o che forse non ho capito bene io.


Insomma, rendiamoci conto che se sono qua a scrivere così tanto per un kit compatto ed economico un motivo ci deve essere. E questo motivo è che in realtà lo state già comprando, anche solo per dipingere di rosso le parti blu e proporlo in salsa F91 Imagine, come nella prima serie di Gundam Build FIghters.


Anche per questo Gunpla devo comunque ringraziare Vincenzo della Comics Addiction, che da bravo spacciatore me l’ha procurato un paio di fiere fa, e che questo weekend (considerato l’orario d’uscita di questa recensione farei bene a dire “oggi”) sarà presente alla fiera di Fumettopoli che si tiene in quel di Assago. Insomma, se vi trovaste nei paraggi fateci un salto, e magari ditegli pure che vi mando io, è un simpaticone, e quattro chiacchere fanno sempre piacere. Soprattutto quando si è circondati da montagne di Gunpla.


Detto questo, ho l’impressione che ormai enunciare un verdetto per questo kit sarebbe solo una formalità, ma le tradizioni è meglio seguirle, e se mi sputtano ulteriormente lo schema di questa review, poi finisce che comincio ad incasinare pure le prossime, quindi, bando alle ciance, ULTRA RECOMMENDED.
Davvero, compratelo.

Ci vediamo alla prossima review.














lunedì 29 giugno 2015

Mobile Suit Gundam The Origin 1: Blue-Eyed Casval - La Nexo porta Gundam al Cinema



Miei carissimi Procioamici,

la Nexo Digital ha permesso a noi italioti di poter godere con la vista con quella meraviglia che è
Gundam The Origin, proiettato in alcune sale italiane i solo per i giorni 24 e 25 Giugno.





Con l'hype alle stelle e gli occhi a stellina già da febbraio, mese di uscita in Giappone, io e Frost ci siamo fiondati con cattiveria gunota al primo spettacolo, come bambini che hanno appena varcato la soglia di Disneyland, armati di popcorn e amore.
In questi mesi ci eravamo chiesti di tutto: sarà bello? L'avranno reso una bambinata (che con Gundam è praticamente impossibile però..)?



Come di consueto per queste occasioni "anime al cinema" (è quasi poetico) il biglietto ha il prezzo di una cena in Piazza San Marco: ok forse ho esagerato ma 12 pleuri sono tantissimi....ç_ç e con lo sconto Panini siamo arrivati a 9, lacrima.





Via le polemiche, si passa al film: Gundam The Origin è un manga disegnato dal Yoshikazu Yasuhiko, non una persona a caso, non un fan della serie anime che ha reso stellare la fama delle mobil suit con le spade laser..il character designer della serie originale.
Succede che Yoshi da ora lo chiamiamo così che sennò viene un macello) nel 2001 ha deciso di pubblicare un adattamento manga tratto dalla prima serie Gundam chiamato appunto: The Origin.






Poichè a suo parere non erano stati chiariti molti aspetti del passato e del carattere o dei trascorsi dei personaggi ha cercato di dare all'opera un impronta più simile ad un romanzo, che non ad uno shonen-mecha classico. Gundam non è mai stato un prodotto per bambini, è Tomino dopotutto: se ti affezioni o provi empatia per un personaggio questo...muore, infatti siamo di fronte ad un prodotto che cerca di dare sempre una spiegazione logica alla tecnologia mecha, ai rapporti tra i personaggi, alla politica e alle strategie militari.




Yoshi ha lavorato sodo al chara della prima serie ma ha quasi subito desiderato tanto metterci più che qualche studio e disegno: ha sentito la necessità di riscrivere tutto con maggiore precisione drama.
Il suo più grande cruccio riguardava proprio il passato dei principali personaggi, per questo ha inventato di sana pianta alcuni eventi narrati in The Origin, come l'infanzia di Char e la sua famiglia, i disagi politici della prima era Zeon.



Il manga ha un tratto molto classico, Yoshi è vecchia scuola dopotutto, ma un approccio molto maturo allo sviluppo delle trame intrecciate. Anche la spciologia dei personaggi ne risente con un maggiore effetto drammatico e realistico.




Passiamo alla proiezione: il film è realizzato integrando il chara di Yoshi con le più moderne tecniche di CG, gli sfondi e le azioni sono resi in 3D e come risultato abbiamo una fluidità negli inseguimenti/scontri da panico. 
Occhi aperti e schiena schiacciata contro lo schienale per 50 minuti circa di amore.

C'è chi sostiene che di 3D ce ne sia troppo, io sono dell'idea che sia corretto per la serie in se: un reboot di qualcosa di robottoso che arriva dall'epoca delle colorazioni piattissime (che amo comunque, di cuorprocione) degli anni 70/80. Ci sta, punto.
I colori sono eyesrgasm, vividi, puliti e rispecchiano perfettamente i materiali. Tanto che si possono distinguere personaggi su un livello(per forza di qualità immagine differente, essendo "da animare") dagli sfondi iperrealistici su un altro.

A seguito della proiezione un interessantissimo Making Of con Yoshikazu Yasuhiko e lo staff che ci introducono al mondo di The Origin: gli studi, i disegni preparatori e come siano riusciti a portare il manga sugli schermi.

VOGLIO IL BLUERAY, subito...che ho un videoproiettore fullsticazzi HD 3D non per niente....*___*




Robottoni? Ce ne sono pochi: qualche Zaku/Gouf di Zeon all'inizio che svolazza nello spazio a far razzia di navi Repubblicane e...lo devo dire mio malgrado: un GunTank (cioè in realtà anche qualche esemplare) che grazie al restyling sembra avere persino una dignità...no come sappiamo è una suit inutile. Sorry GunTank.


See ya! 

Procione Rosa (come lo Zaku Custom di Char)



martedì 26 maggio 2015

GUNDAMODELLISMO RG RX78GP01-FB Gundam Zephyrantes Full Buerner - REVIEW GUNPLA - A CURA DI FROST

Ciao a tutti e bentornati nel mio piccolo disagiato mondo dei gunpla. 
Questa sarà una Review Speciale, perché per la prima volta affronteremo il mondo dei Real Grade, una delle più recenti linee di modelli Gunpla sfornata da Bandai (la più recente è la RE/100).
Si tratta di una linea piena di chicche e cose molto interessanti.

Il modello che vi presento oggi è il RX78GP01-FB Gundam Zephyrantes Full Buerner (che in realtà doveva chiamarsi Full VERNIAR, ma i giapponesi non ci pigliano spesso con l’inglese). Questo nome richiama qualcosa, no? Ebbene si, dato che una delle mie passate recensioni trattava proprio del RX78GP01 Gundam Zephyrantes, versione base (o quanto meno, concepita per l’utilizzo terrestre) di questa Mobile Suit.


Infatti questi due modelli hanno molto in comune, ma al contempo alcune piccole modifiche li rendono estremamente diversi. Il back pack è la cosa che si nota per prima, risultando molto più ingombrante – chiaramente in senso positivo -  ma anche le spalle, più evidenti, che permettono una migliore separazione del colore. 

Diverse pure le skirt armor, più grandi, che tuttavia non tolgono nulla al senso di estrema velocità del modello. Tutto l’ingombro aggiuntivo non è composto da null’altro che thruster aggiuntivi, permettendo, nella logica della serie, una migliore manovrabilità in ambienti a gravità ridotta.


Se non ricordo male, nella scorsa review ho accennato brevemente alla trama della serie da cui è tratto questo Gunpla, ovvero 0083 Stardust Memory, quindi posso affermare con sicurezza che in questa recensione non ci saranno spoiler, visto che li ho già fatti prima.


Ma prima di parlare del modello, prendo un attimo per dare una piccola spiegazione di cosa sia un RG. 
Inizio specificando che il sottotitolo di ogni modello di questa linea è “excitement embolied” ovvero, eccitazione incarnata. 

Come mai cotanta sicurezza? Bandai pecca di superbia? Dopo aver messo le mani su svariati modelli Real Grade posso affermare che no, ci hanno preso in pieno.


Montare un RG è un’esperienza estremamente intrigante, seconda solo all’assemblaggio di un Master Grade molto recente. Non per nulla, la tecnologia che c’è alle spalle ha permesso di introdurre un Inner Frame (ovvero lo scheletro interno del Mecha) nei modelli della ridotta scala 1/144, cosa che accoppiata ai pezzi uberdettagliati e molto spesso mobili, garantisce di avere tra le mani un kit con un livello di articolazioni quasi paragonabili a quelle di un MG, i dettagli di un MG e solitamente una solidità molto gradevole. 
Il tutto per un prezzo davvero, davvero abbordabile (qui da noi, dopo dazi doganali e tasse varie il prezzo di vendita è sui 30 euro, comunque meritatissimi).


Purtroppo anche la linea RG presenta dei punti deboli, per prima cosa le dimensioni ridotte abbinate all’estremo livello di engineering del pezzo, solitamente riscontrabile nei primi modelli, o in quelli troppo ambiziosi (tipo lo Zeta, che però risulta anche più dettagliato della sua versione MG 2.0, quindi a parer mio valevole di acquisto). 
L’altra è insita nell’esistenza stessa della linea. Ok, è dal 2010 che va avanti, e cinque anni non sono moltissimi, però la complessità della progettazione di questi kit va ad inficiare sul numero degli stessi che ci vengono proposti, mediamente due all’anno, portandoci ad avere neanche 20 Gunpla tra cui scegliere, fondamentalmente Gundam, con l’aggiunta di qualche suit caratteristica degli avversari (per il momento due Zaku II e uno Z’gok). 
Insomma, Bandai prova ad innovare, ma vuole andarci coi piedi di piombo.


Ora però possiamo finalmente parlare del modello. Questo kit è stato procurato come sempre dal nostro ufficiale Vincenzo di ComicsAddiction tempo fa, a Fumettopoli. In quell’occasione lo presi abbinato al FA78 Full Armor Gundam (Thunderbolt Sector) di cui presto o tardi darò il mio parere. Per quanto riguarda lo Zephyrantes Full Buerner invece, lo facciamo subito.


La prima cosa che salta all’occhio è che nonostante la massa, il kit riesce a mantenere una linea slanciata e molto aggraziata. Le gambe, se confrontate con il vecchio HG dello Zephyrantes sembrano più ingombranti e tozze, ma mentre da un lato bisogna tenere in conto che sono “ripiene”, dall’altro questo lo rende meno sproporzionato di quanto molto spesso Hajime Katoki finisca per far sembrare i propri design. Il livello dei dettagli è ESTREMO. Non ho altre parole per descriverlo. Se non avete mai pannellato, magari prima fatevi un paio di kit un po’ più easy (che poi non è così impossibile come cosa la pannellatura).


La separazione delle parti e dei colori rende nulla la necessità di sticker colorati per andare a sopperire a mancanze della progettazione, compresa la V gialla delle forze della federazione terrestre, da sempre emblematica di adesivi. Per contro il kit è PIENO di decal, caratteristica comune a tutti gli RG, che permettono di dare un look più realistico alla propria opera. 
Viste le dimensioni ridotte, anche queste decal sono esclusivamente adesive, probabilmente per rendere più accessibile a tutti la loro applicazione.


Dovreste ricordare che nella recensione dello Zephyrantes base avevo accennato alla presenza del core fighter all’interno del kit. Ebbene questa versione non ne è da meno, che non solo ci presenta un pezzo molto più dettagliato, ma persino trasformabile, anzi, necessariamente trasformabile, in quanto va a costituire l’interno del torso.


Risvolto della medaglia, il kit di accessori non ne ha molti. Anzi, non va oltre al minimo indispensabile, essendo fornito solo di beam rifle, due beam saber e uno scudo, anche se, guardandola in modo ottimistico, si può dire che è in grado di indossare tutti i propri accessori. 
Inoltre, la presenza di mani  dedicate, oltre alle “mani dinamiche” – simbolo dei Real Grade, ma molto odiate dal sottoscritto – che consentono allo Zephyrantes Full Buerner di mantenere una saldissima presa su quanto gli viene equipaggiato.


Gli unici lati negativi di questo modello sono la fragilità con cui il core fighter tiene insieme le due parti (superiore ed inferiore) del kit, e la morbidezza di alcune giunture (niente policap in questa linea, è una figata assurda vedere come viene realizzato l’inner frame) che non compromettono il Gunpla di per se, però sono un po’ fastidiose.



Come verdetto direi che è STRA RECOMMENDED, perché accosta ad una divertente esperienza costruttiva un impatto visivo secondo a nessuno. Se lo trovate prendetelo, non ve ne pentirete. Fate giusto attenzione a non giocarci troppo, che io non mi fido molto dei due piccoli perni che tengono insieme il corpo. E con questa è tutto, ci vediamo alla prossima review.


(P.S. sono riuscito a rompere l'action base dopo la prima foto, e quindi non sono riuscito a mostrare questo kit nel suo ambiente migliore, sospeso in aria. se mai decideste di acquistare questo gunpla, buttate anche quei cinque euro per un action base decente, non ve ne pentirete)














lunedì 20 aprile 2015

GUNDAMODELLISMO HGUC MS-06FZ ZAKU II FZ - REVIEW GUNPLA - A CURA DI FROST

Cominciamo questa review con una precisazione. No, Frost non si è tramutato in ghiaccio, come il suo nome indicherebbe. No, Frost non è diventato un minerale per cui contano solo le ere geologiche. E no, Frost non era in degenza ospedaliera a causa delle botte ricevute per non aver scritto sul blog recentemente. Ok, quel recentemente, applicato a questo caso fa sembrare quasi plausibile la storia delle ere geologiche. Ma basta chiacchere, e affrontiamo il post, che se no poi mi meno via, e la recensione va a farsi benedire.



lunedì 9 febbraio 2015

Gundamodellismo HGAW GW-9800 Gundam Airmaster - Review Gunpla - a cura di Frost

Ciao a  tutti, ed eccoci nuovamente nell’angolo dei Gunpla. Che nel mio caso non è più un angolo da tempo, e si è evoluto in una stanza intera, nella quale però dovrei vivere anche io, e quindi sono costretto a farmi piccolo. 


Sapete tutti del Festival del Fumetto, la fiera che si tiene due volte all’anno in quel di novegro, no? Ecco, ovviamente noi del Pink Raccoon ci siamo stati e abbiamo offeso gravemente i nostri conti in banca comprando cose. Questa è la review di una di esse, presa come ormai è prassi al bancone dell’amabilissimo Vincenzo di Comics Addiction, che diciamolo, più che un negoziante è un nerdone come noi.


Oggi andiamo ad analizzare GW-9800 Gundam Airmaster. E finalmente possiamo dire di aver espanso al di fuori dell’Universal Century le review del nostro blog! Infatti il gunpla in questione appartiene alla serie “After warGundam X”, che come dice il nome, è ambientata nella After War timeline, una specie di futuro post apocalittico, dove il pianeta terra è diventato una landa distrutta proprio a causa della Settima Guerra Spaziale tra le forze UNE (United Nations Earth, in soldoni la federazione terrestre dell’UC) e SRA (Space Revolutionary Army, che ricordano non poco il Principato di Zeon). 



Su questa serie però non voglio pronunciarmi. After war Gundam x è infinitamente sottostimato come anime, quando in realtà risulta molto spesso essere una boccata di aria fresca nel franchise di Gundam, sia a livello di tematiche che a livello di personaggi. Molti la paragonano a Gundam Wing, che in fin dei conti è stato l’universo alternativo precedente, ma per quanto alcune cose possano sembrare richiami, se non addirittura imitazioni, a parer mio Gundam x conferisce al tutto un tono più credibile, più umano. Detto questo, andate a guardavi questa serie, e fatevi la vostra opinione, tanto sono solo 39 episodi (visto che purtroppo le sono state tarpate le ali, per motivi non meglio precisati, ma si immagina ascolti bassi).



Ma parliamo del modello: il Gundam Airmaster, come dice il nome, è un MS volante trasformabile (e come dicono anche le foto). E questa trasformazione com’è resa nel Gunpla? Decisamente bene, direi - classifico il tutto come vera e propria trasformazione, perché l’unica cosa che viene rimossa è la testa, mentre tutto il resto si muove senza necessità di smontare e rimontare (come nel caso del Gundam Zeta Plus) – ricordando non poco la Birdmode del Wing Gundam, ispirazione plausibilissima, essendo After war Gundam x la serie successiva a Gundam Wing.



Una cosa davvero molto positiva di questo modello è la separazione dei colori: infatti gli sticker sono davvero pochi (forse troppo pochi) e tutto quello che si può vedere nelle foto è stato stampato in plastica colorata. Come dicevo però forse qualche sticker in più sarebbe stato meglio fornirlo, essendo i missili interamente bianchi, quando in realtà dovrebbero avere la parte frontale rossa, problema che si incontra anche nei piccoli alettoni montati sopra gli spallacci.



Il kit è comunque recentissimo, parliamo di Luglio 2014, e mostra le caratteristiche che sempre più gunpla nuovi propongono, come le  plastiche leggermente più soffici che compongono il frame e un livello di articolazione veramente estremo: sia braccia che gambe sono in grado di piegarsi quasi completamente. 


Mostra comunque dei piccoli difetti, che non è detto tutti siano disposti ad ignorare, come la penuria di accessori (come armi abbiamo i due buster rifle e i due missili), alcune articolazioni relativamente lasche e il fatto relativamente terribile che l’unico set di mani fornito, un set che preciso dovrebbe essere dedicato ai buster rifle, risulta essere incapace di tenere saldamente questi ultimi. Capiterà spesso di voler provare una delle pose fighe che questo modello permette di ottenere grazie alle sue incredibili articolazioni… e vedere i fucili collassare sotto il loro stesso ridicolmente basso peso, a causa di quello che è stato probabilmente un errore di calcolo in fase di progettazione.


Questa pecca gioca contro quello che altrimenti sarebbe stato un gunpla perfetto, o quantomeno davvero ben fatto, limitandogli il verdetto ad un “è un modello figo, concepito bene, e divertente da assemblare, ma ogni tanto si tira la zappa sui piedi”. Io comunque lo consiglio molto, dato che in fin dei conti è stato davvero piacevole montarlo. 



Ah, colgo l’occasione per precisare che la Comics Addiction, non solo è stata presente al festival del fumetto di Novegro, ma che quest’anno finalmente avremo modo di incappare in questa magica bancarella anche all’enorme Cartoomics. Il mondo dei Gunpla si sta espandendo sempre di più, ed il futuro è roseo. Come sempre, ci vediamo al prossimo Gunpla.


















 FROST - GUNPLA MASTER

mercoledì 8 ottobre 2014

GUNDAMODELLISMO: HGUC Gundam Zeta Plus A1 - review Gunpla - a cura di Frost

Ciao  a tutti, sono passati mesi dall’ultima review, e me ne scuso, spero che voi 25 lettori sarete tanto magnanimi da perdonarmi, ma nel mentre dovevo vitafaggare.


Gundam Zeta Plus A1


Chiaramente uno come me quando dice vitafaggare intende comunque “comperare tonnellate di gunpla” e quindi è stato come una specie di dovere condividere con voi le mie ultime scoperte, nella speranza sia di consigliare che di convertire (comprategunplanow).


Gundam Zeta Plus A1


In ogni caso, ricordate Vincenzo della Comics Addiction, di cui vi parlai nella scorsa review? ecco, tenetelo a mente, che farà parte della nostra storia. Tutto è cominciato un sabato di settembre: avevo appena dato un esame e quindi ero gasato e dotato di soldi, ergo per cui venne deciso di andare alla fiera del fumetto di Assago. Il tempo inenarrabile di percorrere praticamente tutta la linea verde ed eccoci li, all’ingresso. Il mio zaino vuoto fremeva di Gunplamania, ed una volta entrato, ecco ancora là il mio spacciatore preferito, e sul suo banchetto cosa notano i miei occhi, se non gli ultimi Gunpla usciti? Arrogantemente gli impongo di vendermi sia il Full Armor Gundam Thunderbolt (che non è appena uscito, ma lo Schuzrum Galluss non mi fa impazzire come è stato realizzato) che appunto il Gundam Zeta Plus A1, protagonista di questa recensione.


Gundam Zeta Plus A1


Questo modello ha alle spalle una storia complicata di copyright, amori non corrisposti ed omicidi. Essendo apparso per la prima volta nella photonovel Gundam Sentinel, nata dalla collaborazione tra Bandai e Model Graphix (rivista di modellismo giapponese), è logico chiedersi a chi spetti il diritto d’autore. Ebbene, qua cominciano i casini, in quanto pur essendo la Bandai detentrice dei diritti per il nome “Gundam”, poiché fu gestito malamente il processo di management del copyright, Gundam Sentinel è di proprietà della Model Graphix, e quindi la nostra casa produttrice di giocattoli preferita necessita dell’approvazione da parte di Quest’ultima per il rilascio di eventuali modelli basati su questa serie o anche solo per fare apparire queste fighissime Mobile Suits in qualunque forma di media.


Gundam Zeta Plus A1


Grazie al cielo Bandai comunque non dimentica e –forse anche solo come fan service- ha fatto in modo che lo Zeta Plus A1 apparisse, solo per 40 secondi ok, in una scena di Gundam Unicorn. Insomma parliamo di una versione migliorata dello zeta Gundam prodotta in massa. Una figata assurda che tutti vorrebbero avere!
Ora, visto che i quaranta secondi in Unicorn non contano a livello di background e dato che non conosco la storia alla base di Gundam Sentinel perché non so il giapponese, per quale motivo ho acquistato questo Gunpla? Beh, perché fa brutto. Sia in Mobile Suit mode, che in “Waverider” mode (virgolettata perché essendo concepito per il volo atmosferico, lo zeta plus, a differenza dello zeta, non emette le onde caratteristiche di questa modalità), quindi andiamo direttamente a parlare del modello.


Gundam Zeta Plus A1


Come dicevo, è molto recente, dato che è stato rilasciato nell’agosto 2014, ed incredibilmente si distanzia dagli standard della maggior parte dei kit di Gundam Unicorn essendo un cast completamente originale. Infatti il modello precedente di questa MS risale ben al 1988, troppi anni per permettere (ma soprattutto giustificare) un recast con colori diversi. 


Gundam Zeta Plus A1


A differenza del vecchio kit, questo non si trasforma, ma si “partsforma”, ovvero si ottiene la modalità waverider semplicemente smontando dei pezzi e rimontandoli su un’altra piattaforma. Ora, per alcuni questa cosa è completamente negativa, ed io stesso devo ammettere che non è certamente il massimo montare un Gunpla per poi doverlo smontare, tenendo conto comunque della possibile usura delle parti, ma la “partsformazione” ha comunque un enorme lato positivo, ovvero la solidità del kit risultante. Certo, è una feature di comodo, che costringe comunque la casa produttrice a vendere kit da “un gunpla e mezzo” con conseguente lievitazione del prezzo, ma alla fine ci si trova sempre in mano un kit solido, ed in questo caso, comunque ben fatto.


Gundam Zeta Plus A1


A livello di articolazioni, questo kit è una specie di Meh, in quanto, per l’estrema mobilità che abbiamo nelle gambe, molto poco ci viene concesso dagli arti superiori, restando ancorati agli standard 90° di moviemento per il gomito e alla rotazione sotto la spalla. Come accessori abbiamo lo scudo (parte fondamentale comunque per la modalità waverider, come lo zeta originale) il beam rifle del Delta Plus e due beam saber, oltre chiaramente ai pezzi necessari per passare da MS a waverider.


Gundam Zeta Plus A1


Come era plausibile aspettarsi, il modello viene rilasciato con pochi sticker in dotazione. In pratica abbiamo gli occhi e le varie camere come stickers metallizzati e davvero poche decal trasparenti per i markings. Un peccato, vista la natura militaristica di questa MS (i colori ricordano quelli dei caccia moderni, così come le ali a geometria variabile), ma ovviamente arginabile con un po’ di passione, fantasia e sticker da real grade non utilizzati (quanto meno, io ho fatto così). 


Gundam Zeta Plus A1


Che dire, è un modello solido come una roccia, con una linea aggressiva e una tra le più fighe Waverider mode che vedrete in giro, ma ne vale davvero la pena? Se come me amate questo design, questi colori e non pensate che l’essere un partsformer sia una cosa negativa, allora prego, questo è il kit che fa per voi, e allora è ultra recommended e il prezzo non vi sembrerà esagerato. Ma se invece amate i kit con accessori in quantità, colori sgargianti e aspetti meno militareschi, beh, forse potreste voler cercare altro. Io per mio conto mi sono divertito come pochi ad assemblarlo, e quasi rimpiango di averlo finito.


Gundam Zeta Plus A1


Sperando in altri kit tratti da Gundam Sentinel (l’EX-S Gundam è figo, ma leggermente ingombrante), ci sentiamo al prossimo Gunpla















  FROST - GUNPLA MASTER