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domenica 27 settembre 2015

GUNDAMODELLISMO HG F91 Gundam F91 - review Gunpla - a cura di Frost

Ciao a tutti e bentornati finalmente alla rubrica delle recensioni. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall’ultima review, ormai l’estate è finalmente finita, così come la sessione d’esami, e finalmente il vostro caro Frost può smettere di nascondersi nel suo antro oscuro. In realtà questa recensione sarebbe dovuta uscire a luglio, ma il computer è stato simpatico ed ha deciso di perdere rovinosamente tutti i dati mentre ero in vacanza. Eccoci quindi, dopo una formattazione e svariati libri di diritto più tardi, a pronunciarci sull’amato argomento dei miei giocattoli per adulti preferiti.


In questo anno passato insieme abbiamo osservato fondamentalmente kit basati su mecha dell’Early Universal Century, che di per se sono anche quelli generalmente più facili da reperire, con qualche sprazzo di After War Era. Oggi però cambiamo target concentrandoci su di una piccola chicca (in tutti i sensi) fuoriuscita da uno dei film di Gundam che preferisco, Mobile Suit Gundam F91.


All’interno della timeline UC, l’opera si piazza verso la parte finale di questa, e ci propone una storia nuova, incredibilmente priva della classica diatriba tra Federazione Terrestre e Principato di Zeon/Neo Zeon. Questa volta alla Federazione (relativamente assente, tra l’altro) si contrappone la Crossbone Vanguard, la forza militare privata della famiglia Ronah, la cui visione del mondo si manifesta nel tentativo di instaurare un sistema di governo mondiale fondato sull’aristocrazia, nonché nella gestione del problema di sovrappopolazione, tramite lo sterminio di massa. Insomma, un mix tra la Regina d’Inghilterra ed i cattivi di James Bond (anche perché provate a scontrarvi con uno che si chiama Iron Mask Carozzo e non farci nemmeno un pensiero). Purtroppo il film ha delle tempistiche che si sentono strane e forzate, in quanto inizialmente questo concept sarebbe dovuto essere sviluppato in una serie vera e propria, con tutto quello che ne deriva (come esempio, provate ad immaginare Breaking bad riassunto in un solo film), ma nonostante tutto è estremamente piacevole da vedere.
Ma io non sono qua per recensire un film, quindi buttiamoci subito sul pezzo, e andiamo a capire perché volete comprare il kit del Gundam F91.


Punto primo, questo modello è solido. Si, mi è già capitato in passato di lodare questa caratteristica per altri kit, ma nel caso del Gundam F91, a momenti si raggiunge il livello action figure.


Punto secondo, le articolazioni. Le braccia hanno un range di movimento di quasi 180° di flessione e grazie ad un concept di assemblaggio diverso rispetto al solito, un estensione verticale pressoché completa. Le gambe, dotate di doppio joint (come le braccia in fin dei conti) permettono una piega di poco superiore ai 90°, ma che balza all’occhio come molto naturale. Bacino, anca e testa invece seguono i dettami ormai standard. Particolare menzione va data ai piedi, che riescono ad offrire una superficie piatta d’appoggio, anche nelle pose con gambe ridicolmente dilatate.


Punto terzo, il design. Come credo si noti dalle foto, questo kit non è il solito Gundam. Ok, i colori sono effettivamente quelli d’ordinanza, o comunque qualcosa che vi si avvicina molto, ma già la linea del busto dovrebbe far intuire che qualcosa non segue la norma. Come dicevo prima, infatti l’assemblaggio di questo kit presenta degli elementi di novità, rispetto a ciò che ormai siamo abituati a vedere, un esempio su tutti è rappresentato dall’articolazione della spalla, dove il poli-cap, invece di essere inserito, come di regola, nel petto, viene questa volta incorporato dallo spallaccio, mentre il maschio della giuntura si trova nel petto. Insomma, il processo di costruzione porta un po’ di aria fresca.


Punto quarto, la separazione dei colori. Partiamo dal presupposto, che generalmente non apprezzo l’eccessiva presenza di stickers in un Gunpla, visto che il risultato non rende quasi mai giustizia al modello. Tuttavia, quando l’utilizzo è inevitabile, ma viene ragionato bene, alla fine ci si ritrova tra le mani un modello come il Gundam F91. Per intenderci, inizialmente ero scettico di come sarebbero apparsi i due VSBR, contando che il guscio esterno è integralmente bianco e la parte in blu notte è un adesivo. Poi mi sono detto di provare a vederlo coi miei occhi, tanto non sarebbe certo stata una modifica permanente, avrei sempre potuto rimuoverli e dipingere. Beh, non li ho più toccati. Tutti gli altri sticker invece sono semplici dettagli, piccolezze che aggiungono un po’ di colore ad un kit altrimenti molto blando, ma che non pesano affatto esteticamente, anzi, finiscono per valorizzarlo ulteriormente.


Punto quinto, gli accessori. Tenendo conto che i VSBR (acronimo che sta per Variable Speed Beam Rifle) sono permanentemente montati sul Gundam, abbiamo un dettagliatissimo beam rifle che fa il paro con un altrettanto dettagliato bazooka (che al limite meriterebbe qualche tocco di colore) due Beam Saber ENORMI per un HG di queste dimensioni (e purtroppo anche l'unico punto dolente dell'intero armamentario, essendo effettivamente tanto lasche, quanto sono solide le altre armi), e la chicca del late Universal Century, il Beam Shield, dall’aspetto assolutamente spettacolare. Ok, non è tantissimo, ma la cura riposta in tutti questi pezzi di armamentario vale molto più di una tonnellata di armi.


Punto extra, la “trasformazione”. Il Gundam F91 ha una peculiarità, la velocità (ora, evitando spoileroni, vi basti sapere che la F di F91 sta per Formula), il design stesso richiama il concetto di velocità, ma al contempo quello di surriscaldamento (andiamo il petto è un enorme radiatore), andando quindi ad evidenziare il problema della dissipazione del calore. Ecco quindi che dagli spallacci possono fuoriuscire degli ulteriori radiatori (in realtà fuoriescono nel film, qua bisogna sostituire i due pezzi) e che la maschera facciale si apre (come prima, solo nel film, qua bisogna cambiare la testa) per fare cose che in realtà non sono molto ben spiegate nel film, o che forse non ho capito bene io.


Insomma, rendiamoci conto che se sono qua a scrivere così tanto per un kit compatto ed economico un motivo ci deve essere. E questo motivo è che in realtà lo state già comprando, anche solo per dipingere di rosso le parti blu e proporlo in salsa F91 Imagine, come nella prima serie di Gundam Build FIghters.


Anche per questo Gunpla devo comunque ringraziare Vincenzo della Comics Addiction, che da bravo spacciatore me l’ha procurato un paio di fiere fa, e che questo weekend (considerato l’orario d’uscita di questa recensione farei bene a dire “oggi”) sarà presente alla fiera di Fumettopoli che si tiene in quel di Assago. Insomma, se vi trovaste nei paraggi fateci un salto, e magari ditegli pure che vi mando io, è un simpaticone, e quattro chiacchere fanno sempre piacere. Soprattutto quando si è circondati da montagne di Gunpla.


Detto questo, ho l’impressione che ormai enunciare un verdetto per questo kit sarebbe solo una formalità, ma le tradizioni è meglio seguirle, e se mi sputtano ulteriormente lo schema di questa review, poi finisce che comincio ad incasinare pure le prossime, quindi, bando alle ciance, ULTRA RECOMMENDED.
Davvero, compratelo.

Ci vediamo alla prossima review.














martedì 26 maggio 2015

GUNDAMODELLISMO RG RX78GP01-FB Gundam Zephyrantes Full Buerner - REVIEW GUNPLA - A CURA DI FROST

Ciao a tutti e bentornati nel mio piccolo disagiato mondo dei gunpla. 
Questa sarà una Review Speciale, perché per la prima volta affronteremo il mondo dei Real Grade, una delle più recenti linee di modelli Gunpla sfornata da Bandai (la più recente è la RE/100).
Si tratta di una linea piena di chicche e cose molto interessanti.

Il modello che vi presento oggi è il RX78GP01-FB Gundam Zephyrantes Full Buerner (che in realtà doveva chiamarsi Full VERNIAR, ma i giapponesi non ci pigliano spesso con l’inglese). Questo nome richiama qualcosa, no? Ebbene si, dato che una delle mie passate recensioni trattava proprio del RX78GP01 Gundam Zephyrantes, versione base (o quanto meno, concepita per l’utilizzo terrestre) di questa Mobile Suit.


Infatti questi due modelli hanno molto in comune, ma al contempo alcune piccole modifiche li rendono estremamente diversi. Il back pack è la cosa che si nota per prima, risultando molto più ingombrante – chiaramente in senso positivo -  ma anche le spalle, più evidenti, che permettono una migliore separazione del colore. 

Diverse pure le skirt armor, più grandi, che tuttavia non tolgono nulla al senso di estrema velocità del modello. Tutto l’ingombro aggiuntivo non è composto da null’altro che thruster aggiuntivi, permettendo, nella logica della serie, una migliore manovrabilità in ambienti a gravità ridotta.


Se non ricordo male, nella scorsa review ho accennato brevemente alla trama della serie da cui è tratto questo Gunpla, ovvero 0083 Stardust Memory, quindi posso affermare con sicurezza che in questa recensione non ci saranno spoiler, visto che li ho già fatti prima.


Ma prima di parlare del modello, prendo un attimo per dare una piccola spiegazione di cosa sia un RG. 
Inizio specificando che il sottotitolo di ogni modello di questa linea è “excitement embolied” ovvero, eccitazione incarnata. 

Come mai cotanta sicurezza? Bandai pecca di superbia? Dopo aver messo le mani su svariati modelli Real Grade posso affermare che no, ci hanno preso in pieno.


Montare un RG è un’esperienza estremamente intrigante, seconda solo all’assemblaggio di un Master Grade molto recente. Non per nulla, la tecnologia che c’è alle spalle ha permesso di introdurre un Inner Frame (ovvero lo scheletro interno del Mecha) nei modelli della ridotta scala 1/144, cosa che accoppiata ai pezzi uberdettagliati e molto spesso mobili, garantisce di avere tra le mani un kit con un livello di articolazioni quasi paragonabili a quelle di un MG, i dettagli di un MG e solitamente una solidità molto gradevole. 
Il tutto per un prezzo davvero, davvero abbordabile (qui da noi, dopo dazi doganali e tasse varie il prezzo di vendita è sui 30 euro, comunque meritatissimi).


Purtroppo anche la linea RG presenta dei punti deboli, per prima cosa le dimensioni ridotte abbinate all’estremo livello di engineering del pezzo, solitamente riscontrabile nei primi modelli, o in quelli troppo ambiziosi (tipo lo Zeta, che però risulta anche più dettagliato della sua versione MG 2.0, quindi a parer mio valevole di acquisto). 
L’altra è insita nell’esistenza stessa della linea. Ok, è dal 2010 che va avanti, e cinque anni non sono moltissimi, però la complessità della progettazione di questi kit va ad inficiare sul numero degli stessi che ci vengono proposti, mediamente due all’anno, portandoci ad avere neanche 20 Gunpla tra cui scegliere, fondamentalmente Gundam, con l’aggiunta di qualche suit caratteristica degli avversari (per il momento due Zaku II e uno Z’gok). 
Insomma, Bandai prova ad innovare, ma vuole andarci coi piedi di piombo.


Ora però possiamo finalmente parlare del modello. Questo kit è stato procurato come sempre dal nostro ufficiale Vincenzo di ComicsAddiction tempo fa, a Fumettopoli. In quell’occasione lo presi abbinato al FA78 Full Armor Gundam (Thunderbolt Sector) di cui presto o tardi darò il mio parere. Per quanto riguarda lo Zephyrantes Full Buerner invece, lo facciamo subito.


La prima cosa che salta all’occhio è che nonostante la massa, il kit riesce a mantenere una linea slanciata e molto aggraziata. Le gambe, se confrontate con il vecchio HG dello Zephyrantes sembrano più ingombranti e tozze, ma mentre da un lato bisogna tenere in conto che sono “ripiene”, dall’altro questo lo rende meno sproporzionato di quanto molto spesso Hajime Katoki finisca per far sembrare i propri design. Il livello dei dettagli è ESTREMO. Non ho altre parole per descriverlo. Se non avete mai pannellato, magari prima fatevi un paio di kit un po’ più easy (che poi non è così impossibile come cosa la pannellatura).


La separazione delle parti e dei colori rende nulla la necessità di sticker colorati per andare a sopperire a mancanze della progettazione, compresa la V gialla delle forze della federazione terrestre, da sempre emblematica di adesivi. Per contro il kit è PIENO di decal, caratteristica comune a tutti gli RG, che permettono di dare un look più realistico alla propria opera. 
Viste le dimensioni ridotte, anche queste decal sono esclusivamente adesive, probabilmente per rendere più accessibile a tutti la loro applicazione.


Dovreste ricordare che nella recensione dello Zephyrantes base avevo accennato alla presenza del core fighter all’interno del kit. Ebbene questa versione non ne è da meno, che non solo ci presenta un pezzo molto più dettagliato, ma persino trasformabile, anzi, necessariamente trasformabile, in quanto va a costituire l’interno del torso.


Risvolto della medaglia, il kit di accessori non ne ha molti. Anzi, non va oltre al minimo indispensabile, essendo fornito solo di beam rifle, due beam saber e uno scudo, anche se, guardandola in modo ottimistico, si può dire che è in grado di indossare tutti i propri accessori. 
Inoltre, la presenza di mani  dedicate, oltre alle “mani dinamiche” – simbolo dei Real Grade, ma molto odiate dal sottoscritto – che consentono allo Zephyrantes Full Buerner di mantenere una saldissima presa su quanto gli viene equipaggiato.


Gli unici lati negativi di questo modello sono la fragilità con cui il core fighter tiene insieme le due parti (superiore ed inferiore) del kit, e la morbidezza di alcune giunture (niente policap in questa linea, è una figata assurda vedere come viene realizzato l’inner frame) che non compromettono il Gunpla di per se, però sono un po’ fastidiose.



Come verdetto direi che è STRA RECOMMENDED, perché accosta ad una divertente esperienza costruttiva un impatto visivo secondo a nessuno. Se lo trovate prendetelo, non ve ne pentirete. Fate giusto attenzione a non giocarci troppo, che io non mi fido molto dei due piccoli perni che tengono insieme il corpo. E con questa è tutto, ci vediamo alla prossima review.


(P.S. sono riuscito a rompere l'action base dopo la prima foto, e quindi non sono riuscito a mostrare questo kit nel suo ambiente migliore, sospeso in aria. se mai decideste di acquistare questo gunpla, buttate anche quei cinque euro per un action base decente, non ve ne pentirete)














lunedì 20 aprile 2015

GUNDAMODELLISMO HGUC MS-06FZ ZAKU II FZ - REVIEW GUNPLA - A CURA DI FROST

Cominciamo questa review con una precisazione. No, Frost non si è tramutato in ghiaccio, come il suo nome indicherebbe. No, Frost non è diventato un minerale per cui contano solo le ere geologiche. E no, Frost non era in degenza ospedaliera a causa delle botte ricevute per non aver scritto sul blog recentemente. Ok, quel recentemente, applicato a questo caso fa sembrare quasi plausibile la storia delle ere geologiche. Ma basta chiacchere, e affrontiamo il post, che se no poi mi meno via, e la recensione va a farsi benedire.



mercoledì 8 ottobre 2014

GUNDAMODELLISMO: HGUC Gundam Zeta Plus A1 - review Gunpla - a cura di Frost

Ciao  a tutti, sono passati mesi dall’ultima review, e me ne scuso, spero che voi 25 lettori sarete tanto magnanimi da perdonarmi, ma nel mentre dovevo vitafaggare.


Gundam Zeta Plus A1


Chiaramente uno come me quando dice vitafaggare intende comunque “comperare tonnellate di gunpla” e quindi è stato come una specie di dovere condividere con voi le mie ultime scoperte, nella speranza sia di consigliare che di convertire (comprategunplanow).


Gundam Zeta Plus A1


In ogni caso, ricordate Vincenzo della Comics Addiction, di cui vi parlai nella scorsa review? ecco, tenetelo a mente, che farà parte della nostra storia. Tutto è cominciato un sabato di settembre: avevo appena dato un esame e quindi ero gasato e dotato di soldi, ergo per cui venne deciso di andare alla fiera del fumetto di Assago. Il tempo inenarrabile di percorrere praticamente tutta la linea verde ed eccoci li, all’ingresso. Il mio zaino vuoto fremeva di Gunplamania, ed una volta entrato, ecco ancora là il mio spacciatore preferito, e sul suo banchetto cosa notano i miei occhi, se non gli ultimi Gunpla usciti? Arrogantemente gli impongo di vendermi sia il Full Armor Gundam Thunderbolt (che non è appena uscito, ma lo Schuzrum Galluss non mi fa impazzire come è stato realizzato) che appunto il Gundam Zeta Plus A1, protagonista di questa recensione.


Gundam Zeta Plus A1


Questo modello ha alle spalle una storia complicata di copyright, amori non corrisposti ed omicidi. Essendo apparso per la prima volta nella photonovel Gundam Sentinel, nata dalla collaborazione tra Bandai e Model Graphix (rivista di modellismo giapponese), è logico chiedersi a chi spetti il diritto d’autore. Ebbene, qua cominciano i casini, in quanto pur essendo la Bandai detentrice dei diritti per il nome “Gundam”, poiché fu gestito malamente il processo di management del copyright, Gundam Sentinel è di proprietà della Model Graphix, e quindi la nostra casa produttrice di giocattoli preferita necessita dell’approvazione da parte di Quest’ultima per il rilascio di eventuali modelli basati su questa serie o anche solo per fare apparire queste fighissime Mobile Suits in qualunque forma di media.


Gundam Zeta Plus A1


Grazie al cielo Bandai comunque non dimentica e –forse anche solo come fan service- ha fatto in modo che lo Zeta Plus A1 apparisse, solo per 40 secondi ok, in una scena di Gundam Unicorn. Insomma parliamo di una versione migliorata dello zeta Gundam prodotta in massa. Una figata assurda che tutti vorrebbero avere!
Ora, visto che i quaranta secondi in Unicorn non contano a livello di background e dato che non conosco la storia alla base di Gundam Sentinel perché non so il giapponese, per quale motivo ho acquistato questo Gunpla? Beh, perché fa brutto. Sia in Mobile Suit mode, che in “Waverider” mode (virgolettata perché essendo concepito per il volo atmosferico, lo zeta plus, a differenza dello zeta, non emette le onde caratteristiche di questa modalità), quindi andiamo direttamente a parlare del modello.


Gundam Zeta Plus A1


Come dicevo, è molto recente, dato che è stato rilasciato nell’agosto 2014, ed incredibilmente si distanzia dagli standard della maggior parte dei kit di Gundam Unicorn essendo un cast completamente originale. Infatti il modello precedente di questa MS risale ben al 1988, troppi anni per permettere (ma soprattutto giustificare) un recast con colori diversi. 


Gundam Zeta Plus A1


A differenza del vecchio kit, questo non si trasforma, ma si “partsforma”, ovvero si ottiene la modalità waverider semplicemente smontando dei pezzi e rimontandoli su un’altra piattaforma. Ora, per alcuni questa cosa è completamente negativa, ed io stesso devo ammettere che non è certamente il massimo montare un Gunpla per poi doverlo smontare, tenendo conto comunque della possibile usura delle parti, ma la “partsformazione” ha comunque un enorme lato positivo, ovvero la solidità del kit risultante. Certo, è una feature di comodo, che costringe comunque la casa produttrice a vendere kit da “un gunpla e mezzo” con conseguente lievitazione del prezzo, ma alla fine ci si trova sempre in mano un kit solido, ed in questo caso, comunque ben fatto.


Gundam Zeta Plus A1


A livello di articolazioni, questo kit è una specie di Meh, in quanto, per l’estrema mobilità che abbiamo nelle gambe, molto poco ci viene concesso dagli arti superiori, restando ancorati agli standard 90° di moviemento per il gomito e alla rotazione sotto la spalla. Come accessori abbiamo lo scudo (parte fondamentale comunque per la modalità waverider, come lo zeta originale) il beam rifle del Delta Plus e due beam saber, oltre chiaramente ai pezzi necessari per passare da MS a waverider.


Gundam Zeta Plus A1


Come era plausibile aspettarsi, il modello viene rilasciato con pochi sticker in dotazione. In pratica abbiamo gli occhi e le varie camere come stickers metallizzati e davvero poche decal trasparenti per i markings. Un peccato, vista la natura militaristica di questa MS (i colori ricordano quelli dei caccia moderni, così come le ali a geometria variabile), ma ovviamente arginabile con un po’ di passione, fantasia e sticker da real grade non utilizzati (quanto meno, io ho fatto così). 


Gundam Zeta Plus A1


Che dire, è un modello solido come una roccia, con una linea aggressiva e una tra le più fighe Waverider mode che vedrete in giro, ma ne vale davvero la pena? Se come me amate questo design, questi colori e non pensate che l’essere un partsformer sia una cosa negativa, allora prego, questo è il kit che fa per voi, e allora è ultra recommended e il prezzo non vi sembrerà esagerato. Ma se invece amate i kit con accessori in quantità, colori sgargianti e aspetti meno militareschi, beh, forse potreste voler cercare altro. Io per mio conto mi sono divertito come pochi ad assemblarlo, e quasi rimpiango di averlo finito.


Gundam Zeta Plus A1


Sperando in altri kit tratti da Gundam Sentinel (l’EX-S Gundam è figo, ma leggermente ingombrante), ci sentiamo al prossimo Gunpla















  FROST - GUNPLA MASTER

martedì 26 agosto 2014

GUNDAMODELLISMO: MG RX-78-2 GUNDAM ver 3.0 - review GunPla - a cura di Frost

Ciao a tutti, eccoci tornati all'angolo dei Gunpla e finalmente siamo a parlare di un Master Grade! E quale modello migliore per affrontare questa categoria se non quello che di recente sta andando davvero alla grande, ovvero il Gundam RX-78-2 ver 3.0? Ho già citato il Gundam originale nelle mie altre review, proprio per il fatto che quando si parla di Universal Century e Federazione Terrestre, TUTTO è in un qualche modo derivato dal Progetto V. 


Ok, i suoi colori sono flashy, ma proprio questi colori sono il trademark di un universo che continua ad espandersi da più di 35 anni (anche se all’inizio furono semplicemente una scelta di marketing). 35 anni ed una riproduzione in scala 1:1 dopo, ecco uscire la terza (in realtà la quinta) versione nella linea Master Grade del primo Gundam, apriporta di un nuovo concetto di MG e replica precisa di quello alto 18 metri che si trova ad Odaiba. Ma prima di addentrarci nell’analisi del Gunpla, parliamo un po’ della sua storia.


UC 0079 Il Principato di Zeon dichiara guerra alla FederazioneTerrestre per ottenere l’indipendenza delle colonie spaziali dal governo corrotto e terra centrico. Durante il primo mese di guerra, per via dell’attuazione dell’Operazione British  e per l’uso di gas e armi nucleari, metà della popolazione di entrambe le fazioni perde la vita. A causa di questa enorme tragedia entrambe le parti firmano un trattato per impedire l’utilizzo di queste armi di distruzione di massa e la guerra verte pesantemente sull’utilizzo delle mobile suit, garantendo inizialmente la supremazia a Zeon, con il suo MS06-Zaku II.


Tuttavia il professor Trenov Y. Minovsky, la mente alle spalle del concetto di mobile suit, fugge dal principato, perché inorridito dall'omicidio di Zeon Zum Deikun da parte della famiglia Zabi per ottenere controllo delle colonie, e trova asilo politico proprio nella Federazione Terrestre, con la quale collaborerà alla realizzazione del Progetto V, ovvero lo sviluppo di Mobile Suit Federali. Il Risultato dei suoi sforzi va ad aggiungere l’RX-78-2 Gundam ai già sviluppati RX-75-4 Guntank e RX-77-2 Guncannon, con l’idea di fornire alle Forze Spaziali della Federazione Terrestre (d’ora in avanti chiamata per ragioni di brevità EFSF) Mecha diversi per necessità diverse.


Ma niente va come deve andare nel franchise di Mobile Suit Gundam, e allora ecco che le forze di Zeon sentono parlare del Progetto V e inviano il Maggiore Char Aznable ad investigare una colonia dove si immagina questo venga portato avanti: infatti un Paio di Zaku II in avanscoperta non solo individuano la struttura dove il progetto viene portato avanti, ma addirittura attaccano la colonia, portando caos e morte nelle vite di quelli che erano ignari civili. Tra questi civili vive Amuro Ray, figlio di Tem Ray, uno degli scienziati coinvolti nel Progetto V (eh si, nel futuro il cattivo gusto all’anagrafe sarà cosa comune). Amuro è un normalissimo ragazzo, e come tutti i ragazzi normalissimi è un genio di robotica, nonché futuro possibile ingegnere di Mobile Suit, del tipo che Haro, una palla robot semisenziente -e per alcuni molto irritante- se l’è costruita da solo, hardware e tutto. Nel primo episodio, mentre cerca di raggiungere il padre, e venire deluso da quest’ultimo quando sembra essere interessato più alla salvezza del suo lavoro che alla salute del figlio, questi finisce per prendere possesso, leggasi rubare, dell RX-78-2 Gundam e fare il proverbiale culo alle forze di Zeon presenti nella colonia (tra l’altro ricorrendo anche al Super Napalm, mai più ripresentato nella serie), dopodiché uscire dalla colonia stessa e mettere in fuga la Cometa Rossa, leggasi Char, e tutto questo non tramite una conoscenza infusa dal mezzo stesso, come viene mostrato in un sacco di serie sui robottoni, 
ma LEGGENDO IL MANUALE!


A seguito di questa e delle successive battaglie per condurre la White Base, ovvero una portaerei spaziale (poco aerei e tanto mecha) alla più vicina roccaforte terrestre, ovvero Luna II, Amuro diventa pilota ufficiale del Gundam, cosa che comporta tra l’altro un carico di responsabilità veramente esagerato per un ragazzo (tra l’altro ben reso nell’anime), e combatterà sino alla fine della guerra di un anno. (per il resto guardatevi l’anime).


Ma parliamo del modello: è relativamente nuovo, essendo uscito ormai nel 2013, e nonostante fosse già nella mia wishlist da tempo, non avevo ancora avuto modo di procurarmelo. Quando improvvisamente un giorno, mentre giravo una fiera del fumetto, SBAM, eccolo li ad uno stand, e tra l’altro ad un prezzo decisamente inferiore a quello del negozio medio! Doveva essere mio e così andai dal simpatico venditore, Vincenzo della Comics Addiction e tipo senza pensarci due volte gli dissi prepotentemente che lo stavo acquistando. Poi beh, una cosa tira l’altra e finii per parlarci un bel po’, ma questa è un’altra storia. Comunque è davvero un simpatico venditore, tra Gunpla e Cavalieri dello Zodiaco è pronto a procurarvi i vostri sogni a prezzi davvero fantastici (here's the link).


Dopo questo piccolo inciso sul come questo modello sia finito nelle mie amorevoli manine sante, andiamo ad analizzarlo. Come dicevo, è la copia perfetta del Gundamone di Odaiba, ma al contempo è la riproduzione in scala 1/100 del Real Grade uscito nel 2010, ed è opinione diffusa che quello non fu il migliore modello della serie RG (era comunque il primo tentativo, dai). Cosa è cambiato tra quel piccolo, ma molto molto carino fallimento, e questo? Beh, inanzitutto la scala maggiore ha permesso di accostare alla stessa resa dei dettagli una sensazione di solidità decisamente migliore -per quanto la seccatura della debole giunzione tra il torso e le gambe resti costante (alla fine sono due piccoli perni in entrambi i modelli, con il vantaggio che la scala 1/100 permette delle dimensioni minimamente maggiori).


Il modello è decisamente più realistico di tutte le varie versioni prodotte precedentemente, anche a livello di colori e separazione delle parti, proprio per il fatto di essere basato su quello realmente costruito e vederlo completo da una sensazione di soddisfazione davvero grande. Le articolazioni permettono quel genere di movimenti che ci si aspetterebbe da un Master Grade, addirittura quasi ai livelli del leggendario Gundam Age-1 Normal, famoso per le pazze pose che consentiva di sperimentare. Un dettaglio da non scordare sono le mani, riprese dal recente kit MG del Sinanju (suit pilotata da Full Frontal in Gundam Unicorn) che però ad un primo acchito potrebbe sembrare una cosa strana: il Gundam RX-78-2 è alto 18 metri, mentre il Sinanju è ben 22.6 metri. Quattro metri di mecha in più comporteranno mani più grandi no? Esatto, infatti questo modello è provisto di manone davvero enormi per le sue proporzioni, perché?
Beh, per spiegare questo fatto basta dare un occhio alla vecchia serie del 1979: il Gundam ha sempre avuto le mani grosse! Era parte del suo design, e il fatto di incorporare quelle del Sinanju aggiunge a questo fatto delle mani grosse il valore aggiunto delle mani davvero ben progettate di quel modello. È possibile provare ogni posa immaginabile con queste, e per di più sono davvero solide!

ginocchia KAWAIII

Come accessori abbiamo quelli storici di tutti i kit del RX-78-2, ovvero il primo Beam Rifle, due Beam Saber, l’Hyper-Bazooka e lo Scudo. Ma Bandai è comunque stronza a modo suo e ha rilasciato solo in Giappone un kit complementare che contiene il Beam Javelin, un altro Hyper-Bazooka, il GundamHammer (che non è un martello ma una catena con attaccato una grossa palla di metallo chiodata) e il led per la testa! Eh si perché come i più avvezzi sapranno, i kit MG hanno la possibilità di montare un led per illuminare gli occhi o altre parti, che però non sempre viene incluso nella scatola. E questo infatti non era il caso. Il che è un peccato, perché come sticker per gli occhi è incluso solo quello trasparente, come per dire “Comprati quel cazzo di led”. A parte questa piccola decisione, non troppo felice a parer mio visto che al di fuori del Giappone è molto più difficile reperire un Led da MG nei negozi, per il resto ci viene venduto un kit davvero coi contro cazzi, fornito solo di sticker, come la controparte Real Grade (niente Dry-transfer o Water-slide :C) però comunque di qualità ed in numero davvero esagerato. Un sapiente lavoro di posizionamento dei Gate nei Runner tra l’altro nasconde quasi tutti i possibili segni derivati dalla rimozione dei Nub senza nemmeno costringere il modellista a sforzi immani. Insomma un prodotto ben progettato.


Last but not Least, c’è in dotazione pure un fighissimo Core Fighter perfettamente funzionante (non vola eh) da sostituire al Core Block per permettervi di ricreare le fighissime scene di assemblaggio a mezz’aria del Gundam!


Che dire, siamo finalmente al momento del verdetto. ULTRA RECOMMENDED, soprattutto se volete approcciare per la prima volta un master grade, in quanto riprende appieno lo stile del modello Real Grade, migliorando di mille volte i risultati ottenibili con questo senza richiedere eccessivi sforzi. COMPRATELO NOW!


Come sempre, ci vediamo al prossimo Gunpla.
















FROST - GUNPLA MASTER